#Umbrialibri News: L’identità operaia e Terni, tre opere per raccontarla

Il polo siderurgico e i suoi lavoratori hanno avuto un ruolo determinate nello sviluppo della società e dell’economia ternana. Questo è stato il tema delle due conferenze che si sono tenute venerdì 13 ottobre alla BCT (Biblioteca Comunate di Terni) in occasione della manifestazione di Umbrialibri.

L’importanza per polo operaio ternano è stata una delle chiavi di lettura nella presentazione del libro “Caro Ministro ti scrivo…Le carte riservate di Prefetture e Questure di Perugia e Terni sull’attività politica in Umbria negli anni ‘70”. Il libro ripercorre, in tre volumi, gli avvenimenti storici avvenuti in Umbria a cavallo degli anni ’70, ed è una cronaca storica attendibile, come ribadito più volte dagli autori del libro Claudio Carnieri, Andrea Maori e Amedeo Zupi.

La parte centrale del libro evidenzia come il Ministero dell’Interno in quegli anni monitorasse con più attenzione le vicende politiche e sociali della provincia di Terni rispetto a quella di Perugia. Questo per la vicinanza strategica a Roma e per il fatto che Terni era uno dei poli operai più importanti dell’epoca.

Questo concetto è stato poi ripreso dalla conferenza successiva dal titolo “Terni, la fabbrica e il tramonto dell’identità operaia”. Durante la quale sono stati presentati due libri: il primo dello storico Alessandro Portelli dal titolo “La città dall’acciaio. Due secoli di storia operaia”, il secondo dello scrittore Eugenio Raspi dal titolo “Inox”. I due autori, ognuno con uno stile di racconto differente, hanno delineato un obiettivo comune: narrare la storia della fabbrica attraverso esperienze dirette.
Il racconto di Portelli è una visione organica della storia della fabbrica che ripercorre le vicende principali della città negli ultimi quarant’anni, mentre il romanzo di Raspi è incentrato sulla crisi del 2014.
Dai tre lavori si evince come la centralità dell’Acciaierie Speciali Terni hanno influenzato la storia della città e la sua evoluzione.

Testo a cura di
Simone Scorsoni
Anita Di Raimo Marrocchi