#Umbrialibri News: “All’inferno” di Arménio Vieira. Domenica 8, ore 16.00

L’elaborazione di questo volume richiede alcuni chiarimenti.
Per iniziare, ho immaginato un personaggio recluso, anonimo, o quasi anonimo, e senza memoria. Gli ho dato un enigma da svelare – quello della sua stessa identità – e un ragguardevole insieme di libri attraverso i quali egli, spogliato di tutto il resto, è riconoscibile come un uomo di molte letture. Obbligato a cercare la libertà attraverso la scrittura, egli tenta, ma con mediocre successo in ragione di una sovraccarica mentale di informazioni libresche (forse un mero alibi). La mancanza di una reale vocazione di scrittore – il poeta nasce, come si suol dire – sarà, forse, la spiegazione più giusta.
[…]
Obbligato a scrivere un romanzo, a somiglianza del protagonista del libro in oggetto, non l’ho fatto, perché non l’ho voluto fare o perché non l’ho potuto fare, in virtù di una serie di ragioni: a) il romanzo, genere discendente dall’epopea, nella sua qualità di narrazione in prosa di fatti eroici, ha già dato quello che aveva da dare, s’è fatto caduco; b) nelle sue versioni realista e naturalista, Balzac, Flaubert e Zola hanno già avuto da molto tempo i loro giorni di gloria; c) nel suo versante psicologico, esso ha raggiunto il suo apice in Dostoevskij, Proust e Faulkner; d) Joyce, lo sperimentatore faustico, lo ha condotto ai limiti; e) lasciando il resto da parte, diciamo per finire che Borges, l’ultimo dei grandi narratori, preferì non scrivere romanzi, e piuttosto, in loro luogo, elaborare riassunti di ipotetici romanzi e commentarli.
Che cosa fare, dunque? Continuare a scrivere romanzi, facendo finta che nessuno ne ha scritti prima di noi? Ignorando, per esempio, che le semplici cacofonie bastavano per far rimanere Flaubert insonne? Che l’ambizione di una scrittura pura andava annullando Valéry? Che Mallarmé sognò il libro irrealizzabile? Che il Finnegans di Joyce è la romanzesca quadratura del cerchio? Che i cultori del nouveau roman, il quale s’è anche detto du regard, altro non erano che noioserrimi funamboli in caduta mortale?
La supposizione che l’essenziale è già stato scritto ci lascia sconsolati. Ma, comunque sia, coltiviamo il nostro giardino. È quel che han fatto Hemingway, Camus, García Márquez, Saramago e tanti altri, con il Nobel o senza. E se la sono cavata proprio bene.


Domenica 8 ottobre
San Pietro, Biblioteca M. Marte, Sala Monografie
ore 16,00
Presentazione del libro
All’inferno di Arménio Vieira
Intervengono Marco Bucaioni e Fabrizio Scrivano
Edizioni dell’Urogallo